E questa è la storia di Cecilia, una bambina italiana venuta a vivere in Malawi...

C'è in Africa un paese quasi sconosciuto. Sono pochissimi a sapere dove si trova e fino ad oggi è rimasto quasi un segreto. Ha un lago grandissimo lungo oltre seicento chilometri, ci sono montagne bellissime fino a tremila metri dove anche durante la stagione arida i ruscelli mantengono la vegetazione lussureggiante. La grande parte del paese è formata da altipiani senza confini dove lo sguardo si perde ll'infinito. È la savana dove il paziente lavoro dell'agricoltura ancora fatta tutta a mano riesce a dare un raccolto che negli anni buoni, quando le piogge sono abbondanti, riesce a sfamare la sua gente. È un paese da sogno dove la notte le stelle sembrano così grandi e così vicine che sembra facile toccarle. In questo paese, all'insaputa di tutti, si sono radunate tante tribù provenienti da paesi anche lontani. I guerrieri Angoni sono venuti dal Sud Africa; la grande tribù degli Achewa, famosi perchè da sempre sanno fondere il ferro nelle fornaci, sono arrivati dal Congo; gli Ayao, musulmani e tristemente famosi perché hanno dominato il mercato degli schiavi, sono entrati in Malawi dal Mozambico ... assieme ad altri clan minori. Da tutto questo incontro è nata la nazione che si chiama Malawi e vuoi dire "fiamme di fuoco". La gente di questa nazione vive per la maggior parte nelle capanne di paglia, va al fiume a prendere l'acqua e nella foresta a raccogliere legna per il fuoco e erbe e frutti commestibili per sfamare la grande tribù. Sono dodici milioni di abitanti. E sono abitanti poveri anche se abitano in un paese che assomiglia al paradiso. Poveri perchè non ci sono materie prime e poveri perchè non ci sono posti di lavoro. Questo obbliga tanti papà ad emigrare o ad accontentarsi del poco che l'agricoltura troppo semplice riesce a produrre. La vita in Malawi si ferma a trentasette anni. Una media non invidiabile che dice di tante malattie che sembra impossibile debellare. La peggiore è la malaria che tra i più piccoli fa strage quando la febbre va oltre i quaranta gradi e si trasforma in menengite. Portata poi da queste grandi emigrazioni è giunta la terribile diffusione dell'AIDS. Assieme alla tubercolosi sta letteralmente portando via soprattutto i genitori, papà e mamme e nel paese il numero degli orfani cresce all'inverosimile. Ci sono già oltre un milione di bambini e bambine che crescono senza genitori, in case di parenti e amici, ma senza l'esperienza che nessuno potrà mai sostituire, di avere dei genitori che ti vogliono un bene dell'anima. I missionari che da tantissimi anni sono in Malawi si stanno impegnando in mille modi ad essere vicini ai ragazzi e in particolare agli orfani. Si sono costruite molte scuole e ultimamente anche tante scuole materne dove in particolare, oltre all'insegnamento, si vuole garantire un pasto sufficiente per tutta una giornata, sapendo che a casa a volte i bambini mangiano a giorni alterni. Sono stati aperti anche grandi e piccoli ospedaletti per garantire una minima assistenza sanitaria e per questo facciamo ricorso anche all'aiuto che le erbe medicinali possono dare. Quello che sta  avvenendo è una gara di solidarietà per aggiungere anni alla vita fragile dei bambini più poveri. Bambini che dopo le ore spese a scuola non hanno mai fretta di tornare a casa, alzando le spalle dicono" tanto non c'è nessuno che ci aspetta". Un proverbio del Malawi ricorda il dolore di chi non ha più i genitori "le lacrime degli orfani cadono a terra perché non c'è nessuno che le possa asciugare". Vorremmo costruire una casa dove questi ragazzi sappiano di essere sempre accolti. Vorremmo ritagliare dai nostri campi uno spazio che diventi il villaggio di tutti gli orfani. È lo Youth Center. Il Centro della Gioventù di Balaka, con una biblioteca per lo studio, sale per gli incontri, campi da gioco e soprattutto tanto spazio dove stare con gli amici, lavorare, imparare e,anche giocando, costruirsi un domani migliore. I ragazzi sono già andati al fiume a spalare la sabbia, sulla collina a raccogliere i sassi per le fondazioni e le ragazze hanno riempito i vasconi d'acqua. Il lavoro di recinzione è già a buon punto e presto potremo aprire questo centro d'incontro. Vogliamo fare in fretta perchè sono già troppi i ragazzi finiti sulla strada a chiedere l'elemosina o a intrufolarsi nel mercato per rubare qualcosa da mangiare; e diventano così gli street boys, ragazzi che non torneranno mai più a casa, non finiranno mai gli studi e saranno persi per sempre. Ci manca il cemento per la costruzione e il ferro per i pilastri. Ci manca la possibilità di pagare gli operai ... ma non possiamo fermarci per non perdere più nessuno per strada. Ci serve un aiuto per continuare. Ma soprattutto sentiamo l'importanza di avere con noi qualcuno che ci accompagni in questo progetto di dare una casa e un centro di incontro alle migliaia di ragazzi africani che vogliono continuare a vivere. Cerchiamo un santo protettore che ci dia una mano. Chiediamo a una bambina che troppo in fretta è andata in cielo di venire a giocare  con noi. L'aspettiamo tutti i pomeriggi dall'una alle sei quando diventa buio e il sabato e la domenica tutta la giornata. Noi già la vediamo correre e divertirsi, cantare e danzare come fanno le ragazze africane. Con noi sarà a casa e il nostro villaggio si sentirà al sicuro. Sarà bello sentirla raccontare di un villaggio su in paradiso che si raggiunge dopo tanto allenamento qui in terra. È il dono di Dario e Paola. È il loro dono per l'Africa. Un regalo che continuerà a vivere nel tempo e permetterà alla festa di ricominciare ancora. Grazie per aver pensato a questo paese sconosciuto. Grazie da noi orfani del Malawi che oggi abbiamo una sorellina che ci protegge. Grazie a nome di tutti i missionari del Malawi e della schiera infinita dei volontari.

Padre Piergiorgio Gamba